di Mattia Piccoli
Nella mattinata di sabato 29 marzo si è svolto il secondo appuntamento di condivisione dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Metropolitano “San Giovanni Paolo II” di Taranto: giornata di spiritualità e all’insegna dell’amicizia che si inserisce in un cammino che va oltre l’aspetto accademico per favorire le relazioni tra studenti, docenti dell’istituto e le diocesi della metropolia, con la presenza degli insegnanti di religione cattolica della stessa. Appuntamenti pensati anche per favorire la promozione dell’istituto nelle tre diocesi.
Dopo la prima tappa nel tempo di Avvento nella diocesi di Castellaneta, la seconda tappa ha avuto luogo nella nostra Diocesi di Oria nel tempo di Quaresima.
L’Istituto è stato accolto nella splendida cornice della Basilica Cattedrale “Santa Maria Assunta in Cielo” di Oria dal suo rettore, don Francesco Nigro, e dal direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale scolastica e per gli Insegnanti di Religione cattolica, don Marco Tatullo. Dopo un saluto iniziale da parte del coordinatore dell’ISSRM don Antonio Favale, don Marco ha guidato i presenti nella visita della Cattedrale per osservare da vicino la sua bellezza e conoscere la sua storia, passando dai due altari laterali che rappresentano la storia della tradizione e devozione della diocesi oritana quello dedicato a San Barsanofio (monaco egiziano patrono della città e della diocesi di cui la stessa ne è custode delle sue reliquie) e quello dedicato ai Santi Medici Cosimo e Damiano con i fratelli Antimo, Leonzio e Eupreprio la cui devozione è legata alla presenza delle reliquie e del santuario diocesano meta di numerosi pellegrini.
Un debito riferimento è stato fatto al Crocifisso antico risalente al XVI della comunità di Latiano, scelto dal vescovo Vincenzo per questo anno giubilare, Crocifisso legato anche alla figura del Beato Bartolo Longo (originario di Latiano e fondatore del Santuario di Pompei) che nutrì una profonda devozione verso questa immagine miracolosa. Per concludere, la visita nella “cripta delle mummie” che è sotto la custodia dell’Arciconfraternita della Morte.
Il secondo momento di carattere spirituale è stato guidato dal vescovo Vincenzo: la sua meditazione è stata incentrata sulla parabola del Padre Misericordioso (Luca 15, 1-3. 11-32). Egli ha iniziato la riflessione con la parola conversione spiegando che non è un processo psicologico del peccatore che ritorna a Dio ma è il cambiamento dell’immagine di Dio che il peccatore (figlio minore) e il giusto (figlio maggiore) devono fare, comprensione diversa del Padre. Il Vescovo ha ricordato che si tratta di un’inversione fondamentale, rivolgere l’io verso Dio, spiegando poi che la legge del peccato vede il peccatore che ha questa spinta dovuta alla cattiva opinione che ha sul padre, quella di un padre padrone che vuole dominare e che esercita il potere, ovviamente solo un’opinione che non coincide con la verità. A tal proposito il vescovo Vincenzo ha citato il peccato originale spiegando che l’uomo vuole essere indipendente da Dio e vuole mettersi sullo stesso piano. Da qui nasce la volontà di disfarsi del padre attraverso due modi: quello del figlio minore, che segue la strategia del piacere cioè quella di vivere in maniera indipendente facendo ciò che gli piace; e poi la strategia del figlio maggiore che è quella del dovere, dell’obbedienza per tenere buono il padre. Il fine della parabola, spiega il vescovo Vincenzo, è far accettare al figlio maggiore che Dio è misericordia, una misericordia certamente diversa da quella umana. Vuole riportare il fratello maggiore a riconoscere il fratello minore, a riconoscersi, solo così può riconoscere il padre e la sua misericordia. Bisogna cambiare quindi l’idea del figlio maggiore affinché avvenga un passaggio fondamentale da una situazione servile alla libertà di figlio. Dio ama l’uomo non perché giusto, obbediente ma perché lo riconosce figlio. Anche l’uomo che sulla terra compie i peccati più gravi Dio lo riconosce come figlio e di conseguenza lo ama. Convertirsi allora è accettare il padre che ama gratuitamente. Ha concluso la meditazione dicendo che un padre può far festa solo quando ci sono tutti i figli in casa.
Numerosi gli spunti di riflessione che hanno portato, dopo un piccola meditazione personale, a concludere il momento con una condivisione fruttuosa tra i presenti.
A conclusione della mattinata non è mancato un momento gioioso di convivialità.